Il mio approccio si traduce in una presenza stabile e un ascolto attento, rispettoso dei tempi e della storia di ciascuno, all’interno di uno spazio sicuro e non giudicante.
Credo che ogni vissuto, così come ogni sintomo, abbia innanzitutto bisogno di una dimora: un luogo in cui poter essere accolto, nominato e compreso. Il percorso psicologico diventa così un tempo condiviso in cui esplorare i significati profondi che agiscono nel presente, intrecciandosi con la storia personale, le relazioni e le esperienze emotive vissute.
Intendo il supporto psicologico non solo come asilo nei momenti di difficoltà, ma anche come un cammino di riappropriazione di sé, della propria continuità interna e della curiosità verso il proprio mondo interno.
Significa dare spazio agli aspetti più faticosi o dimenticati — spesso evitati perché dolorosi o spaventosi — per permettersi di accoglierne la forza trasformativa che essi custodiscono, aprendo così nuove possibilità di senso e cambiamento.
Oltre alla libera professione, collaboro con un’équipe svizzera nell’ambito dello spettro dell’autismo (supporto a pazienti e genitori), mi occupo di ritiro sociale con il CTS e di prevenzione e sessualità con l’associazione Contorno Viola. La mia pratica clinica è integrata da attività di ricerca e pubblicazione.