“Freud diceva – scrive L. Pagliarani – che i verbi fondamentali sono amare e fare. Su questa falsariga mi capita di pensare che i verbi fare e amare sono più o meno regolari. Grammaticalmente e sintatticamente li sappiamo coniugare abbastanza facilmente: in tutti i modi, in tutte le forme (attiva, passiva, riflessiva), e in tutti i tempi. Ma nella vita rendiamo questi verbi difettivi. Per esempio, non siamo capaci della forma riflessiva (amarsi) oppure coniughiamo per lo più al tempo passato. Per esempio ‘abbiamo amato’ o ci riproponiamo di amare in futuro, ma non siamo in grado di amare adesso. Io sostengo che il tempo presente è più difficile. Il ricorso alla teoria, non per meglio capire quello che mi succede, ma per inquadrare il nuovo che mi sta succedendo, e quindi sfuggire all’esperienza estetica presente, è spesso un modo di non stare nel presente”.
La dimensione dell’ “angoscia della bellezza”, di cui parlava Pagliarani, viene esplorata insieme accompagnando le persone in un percorso di autoconoscenza, aiutandole a valorizzare e a consolidare i propri punti di forza, ad allenare le abilità specifiche possedute, a trovare dentro di sé le risorse necessarie per affrontare e risolvere un problema o per gestire un cambiamento. La finestra psicosocioanalitica (genitus, globus, faber officina) rappresenta una bussola che mi orienta, insieme agli altri strumenti PSOA, nel processo di esplorazione.